Luigi Ghirri, Bologna, 1986
Archivio Luigi Ghirri - Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, Archivio Eredi di Luigi Ghirri

Roma, Palazzo Fontana di Trevi - Via Poli, 54
3 ottobre 10 novembre 2002

 

 

Curata da Massimo Mussini in collaborazione con Paola Borgonzoni Ghirri e Laura Gasparini, la mostra, che sarà inaugurata mercoledì 2 ottobre alle ore 18.00, intende ricostruire e valorizzare, a dieci anni dalla prematura scomparsa di Luigi Ghirri (Scandiano 1943 - Ronconcesi 1992), lo straordinario patrimonio rappresentato dal suo archivio fotografico, conservato presso la Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.
La mostra, seppure in una versione parzialmente ridotta rispetto all'edizione emiliana dello scorso anno (Reggio Emilia, Palazzo Magnani e Chiostri di San Domenico), ripercorre l'intero arco di attività del fotografo, dagli esordi, nei primi anni Settanta, fino alle ultime immagini realizzate nei primi mesi del 1992. Un ventennio che ha visto l'artista diventare uno dei maggiori protagonisti della fotografia a livello internazionale (nel 1975 è inserito tra le "scoperte" dell'annuario americano "Time-Life Photography Year" e, nel 1982, è tra i venti fotografi più significativi del XX secolo, secondo i curatori della mostra di Colonia Photographie 1922-1982) oltre che, in Italia, il promotore e l'animatore di un'intensa attività culturale, che lo ha portato ad organizzare alcune importanti mostre collettive di fotografi italiani - quali Viaggio in Italia (1984) o Esplorazioni sulla Via Emilia (1986) - che tanto hanno contribuito a formare le ultime generazioni di fotografi italiani.

Il percorso della mostra, che è accompagnata da un catalogo (Milano, Federico Motta Editore) con oltre 450 immagini e testi di Massimo Mussini e Laura Gasparini, documenta ampiamente l'intera produzione dell'autore: dalla prima fase più razionale, tipica degli anni Settanta, nata proprio dal rapporto stretto con alcuni artisti che operavano all'interno del Concettuale e dell'Arte Povera (Franco Guerzoni, Claudio Parmiggiani, Giuliano Della Casa, Franco Vaccari, etc.) e durante la quale maturano le sue ricerche linguistiche sui "codici" della fotografia, alla feconda produzione degli anni Ottanta, in cui le immagini, per essere comprese, richiedono più che un impegno mentale, una lettura emotiva e partecipe.

Lontano sia dagli estetismi della fotografia amatoriale, sia dall'uso ideologico e politico che caratterizzava le immagini di reportage nei primi anni Settanta, le fotografie del suo primo periodo sono caratterizzate dalla scelta di inquadrature rigorose, geometricamente impaginate, che rivelano comunque, dietro l'apparente neutralità dell'immagine, la straordinaria capacità di selezione visiva dell'autore e il suo continuo confronto con la cultura artistica del tempo.

Mutando il proprio approccio nei confronti del paesaggio italiano, logorato da secoli di rappresentazioni artistiche, negli anni Ottanta Ghirri ha poi costantemente cercato di rappresentare il sentimento che la visione di spazi carichi di memorie storiche sapeva suscitare nel suo animo.
Tutto il suo lavoro di questi anni rivela il desiderio di affidare all'immagine fotografica il compito di guidare l'individuo, ormai completamente condizionato dagli stereotipi visivi, fotografici o televisivi, verso il recupero della facoltà immaginativa. L'immaginazione, infatti, era per lui il segno della presenza del sentimento, cioè della facoltà che rende l'uomo aperto e capace di gioire delle piccole cose entro le quali si cela la bellezza. Una bellezza che Ghirri ha saputo cogliere nell'immobilità ordinata e silenziosa dei suoi paesaggi, nelle tonalità tenui, nell'armonia cromatica che rendono le sue immagini inconfondibili.

"Comunque lo si voglia riconoscere, il ruolo da lui rivestito nella fotografia contemporanea - scrive Massimo Mussini - è certamente stato rilevante e lo attesta il cambiamento che ha impresso al modo di rappresentare il paesaggio nel corso degli anni Ottanta e in genere alla fotografia italiana dell'ultimo quarto di secolo".

La mostra è organizzata in collaborazione con la Biblioteca Panizzi e Palazzo Magnani, Reggio Emilia. Servizi e promozione a cura di Civita.

 

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