Giorgia Fiorio
IL DONO

 

 

Giovedì 26 febbraio l’Istituto Nazionale per la Grafica inaugura, nella sede di Palazzo Fontana di Trevi, la mostra dedicata all’ultimo monumentale progetto fotografico di Giorgia Fiorio, il Dono, che a partire dal 2000 ha impegnato l’artista in un lungo percorso di ricerca personale sul rapporto dell’individuo con il Sacro, attraversando, in un coraggioso processo di conoscenza, tutte le forme e le manifestazioni della ritualità e della spiritualità nei vari continenti, per cogliere e mettere in luce l’essenza della condizione umana.
Impegnata fin dagli inizi della sua carriera in una ricerca indipendente, dedicata a progetti di ampia dimensione e a lungo termine a carattere umanistico e antropologico, a cominciare dal suo primo importante lavoro (Red Gloves, 1991), Giorgia Fiorio ha nel tempo presentato al pubblico – in diverse occasioni espositive e nelle numerose pubblicazioni da lei stessa progettate – le tappe di un lavoro concepito fin dall’inizio quasi unitariamente e perseguito con un rigore intellettuale e una coerenza formale che, nella serie elaborata per questa sua ultima opera, sembra trovare la sintesi e la più chiara definizione espressiva dell’essenza stessa di tutta la sua ricerca, da sempre orientata e mirata alla scoperta del significato più profondo della condizione esistenziale e spirituale dell’umanità, indagata e rappresentata nelle sue diverse forme e realtà etniche, culturali, religiose.

« Alle più remote origini del Credere, nei primi Testi sacri, come nella primigenia tradizione orale pagana, si svela una fitta trama di corrispondenze: rituali, gesti da sempre ripetuti, risonanze di un medesimo fremito dinanzi al mistero dell’esistenza. Sospeso sullo spazio-tempo universale, un labirinto di percorsi s’interseca nella ricerca d’unisono fra l’identità esteriore dell’individuo e il sé profondo. La storia del Credere, parallelamente a quella del linguaggio, traccia il cammino del genere umano. [..] Impronte di tracciati diversi convergono sino a sovrapporsi sull’orma della parola dono. Attraverso multiple variabili semantiche – dono – è una delle parole più antiche del linguaggio. Nella sua qualità transitiva incarna principalmente due sensi: offrire/donare e ricevere, persino prendere. »
(G. Fiorio)

Celebrazione Nangol.
Isola di Pentecoste, Vanuatu 2004

Veglia di preghiera. Harar, Etiopia 2005

Celebrazione Vudù. Cascate di Aguas Blancas,
Saut d'Eau, Haiti 2000

Meditazione. Banco sul fiume Ayerawaddy.
Bagan, Myanmar 2003

Bramini. Esercizi yoga. Riva del Gange, Allahabad, India 2001

Dalle celebrazioni copte-ortodosse del Timkat in Etiopia, ai riti pasquali di purificazione e mortificazione nelle Filippine; dalle celebrazioni e dai pellegrinaggi nelle città sacre in India, alla vita monastica buddista in Tibet e nel Ladakh; dalle pratiche di iniziazione e di meditazione in Myanmar, in Thailandia e in Cambogia, ai rituali animisti in Africa e Oceania; dai dervisci rotanti ai lottatori scintoisti, dai rituali sciamanici a quelli sincretisti, dal Bar-Mitzvà ebraico in Israele, al funerale islamico in Uzbekistan, dall’osservazione dei seminari cattolici in Polonia, a quella delle comunità monastiche ortodosse in Russia. Giorgia Fiorio ha via via esplorato gli aspetti più diversi dell’introspezione umana, procedendo, senza alcuna intenzione enciclopedica di esaustività e classificazione, ma attraverso l’esperienza diretta e con la propria testimonianza visiva, sul “cammino della verità”, quella propria e quella dell’umanità: non fermandosi mai alla semplice circoscrizione e alla descrizione oggettiva di una specifica situazione, ma testimoniando ogni volta l’evoluzione della propria ricerca e del proprio pensiero, manifestando una sempre maggiore consapevolezza interiore del Mistero sotteso a tutte le forme di spiritualità.

In mostra, cento stampe fotografiche in grande formato, corrispondenti all’intera serie di fotografie selezionate dall’artista per l’opera Il Dono, che l’Istituto Nazionale per la Grafica ha acquisito, nel corso del 2008, per le proprie collezioni.
La mostra, a cura di Gabriel Bauret e presentata anche a Parigi, presso la Maison Européenne de la Photographie (3 febbraio – 5 aprile 2009), è accompagnata da un volume edito in Italia da PelitiAssociati (con testi di Gabriel Bauret, Daniele Del Giudice, Giorgia Fiorio), e in Francia da Editions Actes Sud (Arles).

    INDICE