STORIA DELLA SCOPERTA DEL CODICE RESTA DI PALERMO

 

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Dieci anni fa il dottor Salvatore Pedona, allora Direttore della Biblioteca Comunale di Palermo, e il dottor Vincenzo Abbate, Direttore della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, hanno rinvenuto tra i fondi manoscritti della Biblioteca stessa un codice di disegni di eccezionale interesse, che mi hanno subito segnalato come argomento degno di uno studio approfondito. Già al primo esame, è stato facile identificare il volume con quello già noto alla letteratura artistica, perchè più volte citato in lettere e note manoscritte, ma di cui si erano perse le tracce: ci trovavamo di fronte al celebre Libro d’arabeschi, inviato da Roma a Palermo intorno al 1690 da padre Sebastiano Resta (Milano 1635 – Roma 1714), il più noto collezionista di disegni del XVII secolo in Italia, al suo amico e corrispondente padre Giuseppe del Voglia, un oratoriano della Congregazione dell’Olivella di Palermo, anch’egli dilettante di disegni ed appassionato collezionista d’arte.
L’eccezionalità del rinvenimento, che ne ha pienamente giustificato dieci anni di studio approfondito, dipendeva non solo dalla qualità dei disegni raccolti nel volume, ovviamente tutti inediti, ma soprattutto dal fatto che esso si era conservato ancora integro, con i suoi 292 disegni e 15 stampe incollate sulle pagine nell’ordine ideato da Resta per il suo corrispondente siciliano. Per tali motivi la scoperta del Libro d’arabeschi si segnala per una duplice valenza: l’una, più prevedibile, consiste nella rilevanza storico-artistica dei disegni lì conservati, prodotti dai maggiori protagonisti di scuola tosco-romana dei secoli XVI e XVII – a cominciare dagli allievi di Raffaello Giulio Romano e Perino del Vaga, a Francesco Salviati, Federico Zuccari, Vignola, Du Pérac e Pietro da Cortona, per citare solo i nomi più noti – e l’altra, più sottintesa ma davvero non inferiore, consiste nell’importanza per la storia del collezionismo.
Il volume infatti consente di aggiungere un nuovo capitolo a quella storia dell'arte che Resta aveva intenzione di scrivere - o meglio visualizzare - attraverso il disegno: nel nostro caso l'ambizioso progetto da lui scelto è ricostruire l'evoluzione del decoro in Italia dalla fine del Quattrocento sino ai suoi tempi, nelle molteplici applicazioni, dall'ornato architettonico all'oreficeria, con un'attenzione particolare alla fortuna della grottesca nell'arte romana del Cinquecento.
Ci sono voluti dieci anni di studio per evidenziare al meglio questa eccezionale scoperta e per approfondire le attribuzioni dei disegni: molti di essi li ho presentati io stessa in convegni ed incontri internazionali, e li ho pubblicati su riviste specializzate, ma ho invitato anche i maggiori esperti del disegno italiano a collaborare in questa impresa, che è sfociata nel libro monografico intitolato I disegni del Codice resta di Palermo, pubblicato dalla Silvana Editoriale, che resterà quale contributo altamente scientifico nello studio della storia del disegno. Oltre a me, autori di alcune schede sono stati Marzia Faietti, Direttore del Gabinetto dei Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze, nota esperta internazionale del disegno emiliano del Rinascimento; Fabio Fiorani, noto per studi sulla grafica italiana del secolo XIX, e Direttore del Laboratorio di restauro opere d’arte su carta dell'Istituto Nazionale per la Grafica, che dirige il complesso restauro dell'intero Codice Resta di Palermo; Arnold Nesselrath, già borsista al Warburg Insititute di Londra, ed oggi Curatore di pittura rinascimentale ai Musei Vaticani, che insegna anche all'Università di Berlino, autore di numerosissime pubblicazioni scientifiche, dedicate principalmente al disegno dall'antico nel Rinascimento italiano; Cristina Riebesell, Direttrice della Fototeca della Bibliotheca Hertziana di Roma dipendente dalla Max-Plank Institution, è esperta di storia del collezionismo antico e moderno a Roma nel Cinquecento, con particolare riferimento alla corte dei Farnese; Richard Tuttle, professore di Storia dell'arte presso la Tulane University di New Orleans (Louisiana, U. S. A.), è tra i maggiori specialisti di storia dell'architettura italiana del Cinquecento, con particolare riferimento al Vignola; Ralph Dobler, assistente presso la Biblioteca Hertziana, esperto del disegno architettonico del tardo Cinquecento.
Per concludere, il ritrovamento del libro d’Arabeschi della Biblioteca Comunale di Palermo si segnala non solo come uno degli apporti più interessanti alla valorizzazione del patrimonio grafico ancora 'sepolto' nelle biblioteche italiane, ma consente anche di far luce sul panorama del collezionismo del disegno in Italia meridionale, ancora troppo trascurato. Esso inoltre costituisce una importante aggiunta alla ricostruzione della raccolta di disegni messa insieme dal Resta, oggi in gran parte smembrata.

Simonetta Prosperi Valenti Rodinò

 
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