Decalogo
Paolo Canevari
alla Calcografia

 

DECALOGO. ANALISI DEL PROGETTO

La scelta del luogo è importante per Canevari: in questo caso così come per altre sue installazioni conferisce all’operazione un valore aggiunto rafforzandone il messaggio.

IL DISEGNO

La prima idea del progetto è scaturita dal desiderio di far coincidere due aspetti grafici: quello dell’incisione e quello del disegno, che sono, è vero, già complementari o correlati, ma l’intenzione dell’artista era di realizzare dei veri e propri disegni su metallo sostituendo il fragile supporto della carta con il rame e la dimensione intima, propria dell’elaborazione grafica, con il grande formato. La cosa che più ha stimolato Canevari è stata la possibilità, attraverso l’acquaforte, di fare un disegno con un segno scolpito, tridimensionale. L’antica tecnica è stata interpretata come una traccia, una memoria del primo fisico approccio con la lastra. La stampa su carta è diventata quindi un’interpretazione di quello che è l’opera sulla lastra e il segno ha subito una trasformazione, da tridimensionale è tornato a essere bidimensionale.
L’artista conferma che disegnare sul metallo anziché sulla carta e impugnare una punta di acciaio anziché la matita offre delle potenzialità diverse anche se è un processo grafico molto vicino a quello del disegno tradizionale. L’ago consente infatti di eseguire continui e ripetuti segni sottilissimi senza interruzioni, soprattutto se la cera protettiva non è stata toccata ancora dall’acido. È per questo che le acqueforti sono realizzate con una sola immersione, detta morsura piana, e i segni aggiunti per arricchire la profondità della composizione sono eseguiti a puntasecca, direttamente sul rame. Con tali procedimenti l’artista non può modulare il segno durante l’esecuzione, così come potrebbe fare con la matita sulla carta, limite compensato felicemente però dalle ulteriori fasi di elaborazione

L’INCHIOSTRAZIONE E LA STAMPA

I momenti determinanti, specifici della grafica, sono l’inchiostrazione e la stampa della matrice: tali processi possono diversificare profondamente l’acquaforte. Qui entra in campo il rapporto dell’artista con lo stampatore, interprete della sua volontà. In questo caso si è trattato di Antonio Sannino, uno dei più bravi stampatori italiani, maestro calcografo della Calcografia dell’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma. Tra i due è nata una collaborazione, un incontro. Insieme hanno discusso e operato delle scelte sui materiali, sulle procedure.

L’INSTALLAZIONE

Le poche stampe “tirate”, ognuna realizzata diversificando l’inchiostrazione, sono quindi opere uniche e tutte costituiscono traccia del processo creativo adottato. Inoltre la lastra di rame originaria non esiste più, ma non è stata distrutta come i vetri di Viafarini con i graffiti. È stata trasformata in un’altra cosa, attribuendogli comunque quel senso di effimero che accompagna molte sue azioni e performance non sempre tradotte o documentate in un video o in una fotografia.
Le dieci lastre che compongono Decalogo sono state piegate lungo i bordi per dare loro una maggiore rigidità e annullare la loro funzione di matrice ristampabile (una sorta di biffatura). Poi, attraverso un processo elettrochimico, sono state ricoperte interamente da un sottile strato di nichel che è penetrato anche nei solchi, senza alterare in proporzione la loro profondità e rendendole un vero e proprio specchio. Non è più individuabile la loro natura metallica, lo spettatore si vedrà riflesso ed entrerà a far parte dell’opera. “Artisti come Michelangelo Pistoletto hanno lavorato moltissimo su questa idea del pubblico che entra a far parte dell’opera riflettendosi in essa. Nel mio caso non è così estrema l’interpretazione ma ne è parte integrante. Di fronte a una stampa su carta, necessariamente opaca non avviene la riflessione della figura di chi guarda, ma solo la riflessione mentale di questi rispetto all’opera”.

L’ICONOGRAFIA

La poetica di Canevari, immersa nel sociale, sottintende una complessa struttura concettuale ancorata all’attualità. “L’opera non può più essere solo perfetta dal punto di vista formale, ma deve offrire la possibilità di riflettere su alcuni aspetti della realtà che spesso non si percepiscono nella loro vera essenza”.
Non propone una sola lettura, anzi auspica un ampliamento di significati a prescindere dalle sue intenzioni. È successo già con la camera d’aria e il copertone, materiali che hanno contraddistinto il suo esordio. “Sono stato sorpreso dalla potenza concettuale che esprime questo materiale, è maggiore di quanto pensassi. Continuo dunque a scoprire nuovi significati nel suo impiego” senza rimanerne schiavo. È questo l’aspetto della sua arte che egli stesso definisce più democratico. Accettare che ognuno interpreti le sue opere attraverso i propri strumenti culturali e il grado di attenzione che può riservargli, rischiando anche la superficialità del primo impatto. Si lega così, non del tutto involontariamente, all’intrinseca potenzialità di diffusione che ha contraddistinto per secoli l’incisione in genere. Questa è conosciuta infatti come la prima forma di espressione artistica, dal Medioevo e prima dell’avvento della fotografia, capace di diffondere attraverso le immagini, concetti, idee, eventi, dogmi, opere d’arte, e in grado di raggiungere un ampio pubblico non sempre colto.
Il fuoco che avvolge la maggior parte degli oggetti rappresentati ed è il protagonista di alcune performance e opere video ha una funzione precisa. In alcuni casi il fuoco distrugge un simbolo carico di negatività, in altri denuncia la minaccia che incombe su alcuni simboli positivi. Comunque, attraverso la forma più arcaica di distruzione, riattiva il concetto di memoria. L’azione distruttiva diventa atto creativo: l’oggetto bruciato viene potenziato nella sua memoria storica.
Incidere le scritte sulla lastra nel senso corrente di lettura oppure “in controparte” ha richiesto una riflessione sul processo stesso dell’acquaforte e dell’incisione in genere che di regola viene elaborata sapendo che sul foglio da stampa tutta la composizione verrà ribaltata. Canevari ha fatto proprio tale processo ribaltando la visione dal foglio alla lastra.
Le scritte in questo caso sono state incise in modo da rimanere leggibili sulla lastra a specchio, ultima fase del lavoro, ma si sovrappongono all’immagine dello spettatore riflesso, rimandando il ribaltamento dell’immagine incisa nello spazio. Il processo ha quindi suggerito soluzioni formali e reso possibili, anche attraverso i titoli delle tavole, giochi sulle parole e sul loro significato. L’espressione hanging around significa bighellonare, innocuo ciondolare senza motivo; è il titolo di una scultura che esprime invece, con una simbologia precisa e spietata e con allusioni al movimento, la ferocia delle torture di tutti i tempi.
Seed rappresenta la bomba che semina morte, Canevari gioca in questo caso sul significato “seme” e sul suono sinistro che la parola inglese suggerisce, già proposto nella performance a New York e nella Biennale di Liverpool nel 2004.
Ma la tavola forse più forte di Decalogo è quella che rappresenta la Bibbia. In The Holy Bible Canevari pone una pistola sul libro sacro sia per i Cristiani sia per gli Ebrei e nel quale sono narrate le vicende di personaggi che hanno una parte centrale anche nella religiosità e nella letteratura musulmana. Denuncia così, con una estrema sintesi, l’inarrestabile violenza dei conflitti che devastano il mondo, violenza che ha come fulcro generatore il Medio Oriente, culla delle tre maggiori religioni monoteiste. Il messaggio è però ulteriormente rafforzato dal mezzo espressivo e dal luogo scelti: attraverso l’incisione si sono diffuse le versioni riassunte della Bibbia rivolte a un pubblico poco colto, dette Biblia pauperum, e proprio il palazzo della Calcografia è stato la sede della Calcografia Pontificia.
Qualsiasi espressione Canevari scelga – installazione, video, disegno, incisione – la sua arte mette in risalto le atroci contraddizioni e le strumentalizzazioni generate dalla distorsione dei valori autentici della spiritualità.
Dal momento che non vuole subire passivamente nessuna tradizione, né artistica, né culturale, né tanto meno religiosa ogni elemento legato a tali ambiti, viene assorbito, meditato, interiorizzato, elaborato, fatto suo, attualizzato.

INDICE

Paolo Canevari al lavoro nella stamperia dell’Istituto Nazionale per la Grafica
foto Ariel Genovese
Paolo Canevari al lavoro nella stamperia dell’Istituto Nazionale per la Grafica
foto Marco Anelli

Paolo Canevari nella stamperia dell’Istituto Nazionale per la Grafica
foto Marco Anelli

Paolo Canevari e Antonio Sannino nella stamperia dell’Istituto Nazionale per la Grafica
foto Ariel Genovese
DECALOGO - Godog, 2008
acquaforte e puntasecca, cm.100x150
foto Antonio Idini

DECALOGO - Burning gun, 2008
acquaforte e puntasecca, cm.150x100
foto Antonio Idini
DECALOGO - Burning skull, 2008
acquaforte e puntasecca, cm.150x100
foto Antonio Idini